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profilo biografico-artistico a cura di Giuliano Simionato

La fervida vicenda umana e la poliedrica carriera artistica hanno reso Bruno Pasut testimone e protagonista riconosciuto della vita musicale – trevigiana, regionale e nazionale – del Novecento.

Secondo dei sette figli di Antonio e Amelia Genovese, nasce il 17 maggio 1914 a Spresiano, in provincia di Treviso, in una famiglia operaia (il padre, emigrato per lavoro in Germania, parteciperà alla prima guerra mondiale nel Genio Ferrovieri), sfollata il 6 novembre 1917, con gli Austro-Ungarici già prossimi al Piave, alla volta di Roma. Qui, con comprensibili sacrifici ma con l’incoraggiamento del padre (che, come il nonno materno, aveva suonato il clarinetto nella banda del paese natale), inizia con profitto lo studio del pianoforte, continuandolo a Treviso, dove la famiglia si stabilisce nel 1927, con Cornelia Bindoni. Questa eletta artista (che nel suo lungo soggiorno in Polonia, come istitutrice presso i conti Chowsnhosky, aveva studiato con un pianista di scuola chopiniana, Klezinsky, ed aveva conosciuto Paderewsky) ne sostiene la formazione affidandolo per le lezioni di armonia al maestro Giulio Tirindelli, direttore della banda civica e del Liceo musicale “Francesco Manzato”, che gli sarà altro validissimo mecenate. Nel contempo, il giovane attende agli studi commerciali ed espleta mansioni di organista in chiese cittadine e dell’hinterland.

Perfezionatosi al “Manzato” col maestro Luigi Pavan, si diploma nel 1934 in pianoforte al Conservatorio romano di Santa Cecilia, proseguendo i corsi di composizione presso il Civico Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia. Nelle due città, fra il 1942 e il 1946, conseguirà pure i diplomi di composizione, musica corale e direzione di coro, direzione d’orchestra e composizione polifonica vocale, dopo aver frattanto intrapreso l’attività concertistica in trio col prof. Menenio Bortolozzi, violinista e primario ospedaliero, e col violoncellista Giuseppe Sama, e producendosi, sempre nel repertorio cameristico, in duo con rinomati cantanti e strumentisti (i violinisti Riccardo Brengola, Giorgio Ciompi, Luigi Ferro, i violoncellisti Gilberto Crepax, Giorgio Menegozzo, Carlo Diletti), non senza assumere la direzione dell’Orchestra d’Archi Trevigiana, nelle cui file, giovanissima violinista, suona Vittorina Salmasi, che sposerà nel 1945.

Come compositore si afferma presto in concorsi nazionali (Firenze 1939, Trento-Bolzano 1940, Bologna 1940) e, nel 1943, miglior diplomato in direzione d’orchestra, ottiene la borsa di studio del Ministero dell’Educazione, consistente in un prestigioso “stage” coi “Berliner Philarmoniker” di Wilhelm Fürtwängler, peraltro vanificato dagli eventi bellici.
Nel 1942 inizia la collaborazione (protratta quasi un ventennio) col Teatro “La Fenice” di Venezia, nella quale, in veste di maestro sostituto, maestro del coro ed organista affianca e surroga l’amico e collega Sante Zanon. Altri contesti di attività nel periodo della guerra e nel successivo sono Rovigo (dove, oltre a lavorare al Teatro Sociale, dirige il Liceo musicale “Francesco Venezze”), Torino (maestro del coro e direttore della Scuola Corale del Teatro “Regio”) e Padova.
Nella città del Santo, vinto il concorso presieduto da Ildebrando Pizzetti, consegue nel 1946 la nomina a Direttore della Pontificia Cappella Musicale Antoniana”, incarico già retto nel Settecento da padre Francesco Antonio Vallotti, e più tardi da Giovanni Tebaldini e da Oreste Ravanello. Sotto la sua guida, durata sino al 1969, il complesso ritrova l’antico splendore attraverso memorabili concerti polifonici (specie di musiche di Adriano Banchieri), radiotrasmessi anche dalle emittenti nazionali italiana ed inglese.

Gli anni Cinquanta segnano l’inizio di una lunga attività didattica (lettura della partitura, teoria, esercitazioni corali) nei Conservatori (Bologna, Torino, Pesaro, Venezia), affiancata da altri insegnamenti (composizione e pianoforte principale) a Vicenza (Liceo musicale “Canneti”) e a Treviso. Numerose, altresì, le visite agli istituti e ai licei musicali pareggiati compiute in veste di commissario ministeriale per gli esami di Stato, avvalorate da riconosciuta serietà e competenza. Dimensioni che del resto contrassegnano, assieme a quella artistica, la cifra del didatta e del responsabile di istituzioni, specialmente con la nomina a direttore dei conservatori “Antonio Buzzolla” di Adria (1974-1980) e “Agostino Steffani” di Castelfranco Veneto (1980-1981), senza contare la generosa opera profusa in seno al “Manzato”. Dell’istituto in cui era stato allievo, dopo averne guidato nel dopoguerra la difficile ripresa – con uno sguardo insieme attento ai problemi della categoria: nel 1946 è tra i fondatori del Sindacato Musicisti Trevigiani – diviene consulente artistico dal 1953 al 1973, esercitandovi in pratica funzioni di direttore. Una lunga, generosa affezione, alla quale – assieme ai presidenti Menenio Bortolozzi e Leonida Dal Negro, e a docenti e ad artisti di valore, da Giuseppe Mariutto a Luigi Pavan, da Giuseppe Sama ad Antonio Carmignola, da Domenico Visentin ad Angelo Ephrikian ad Aldo Voltolin – legherà molte delle sue energie migliori, conservando tuttavia il rammarico di non veder trasformata la gloriosa Scuola, allorché ne sussistevano le condizioni, in Conservatorio.
Al suo insegnamento cresceranno tre generazioni di allievi, alcuni dei quali pervenuti a mete prestigiose, come i direttori d’orchestra Angelo Ephrikian, Mario Bernardi e Giancarlo Andretta, o i concertisti d’organo Luigi Ferdinando Tagliavini e Giuseppe De Donà.

Un campo particolarmente praticato da Pasut sarà quello della coralità. A Torino fonda infatti nel 1953 i “Polifonisti Torinesi”, impostisi tre anni dopo al concorso corale internazionale di Arezzo, e a Padova dà vita al “Cenacolo Polifonico Patavino”, trasformatosi nel 1962 in “Ottetto Polifonico Patavino”: complessi con i quali rinvigorisce in Italia e all’estero l’interesse per il repertorio vocale dall’epoca rinascimentale a quella contemporanea. Continuando l’opera di Efrem Casagrande, ricopre in prosieguo, dal 1991 al 1997, la presidenza veneta dell’A.S.A.C. (Associazione per lo Sviluppo delle Attività Corali) e interviene nelle giurie delle maggiori competizioni, anche internazionali, concorrendo alla realizzazione di importanti eventi.
Significativo poi, accanto a quella classica e popolare, l’impulso dato alla musica da chiesa, promovendo sin dagli anni Cinquanta, assieme a monsignor Giovanni D’Alessi, i concorsi di esecuzione organistica e delle “Scholae cantorum” sostenuti dall’Associazione Italiana di Santa Cecilia per elevare la preparazione degli animatori liturgici. L’esperienza non potrà che renderlo critico dinanzi alla trascuratezza del gregoriano e della polifonia nei tempi post-conciliari.

Compositore fecondo, Pasut lascia circa 360 lavori per vari organici (orchestrali, vocali, cameristici e solistici), alcuni dei quali editi presso Zanibon e Armelin Musica. Un “corpus” la cui catalogazione è stata affidata a Maria Luisa Barbon e in cui primeggiano – raccolte in volume nella collana “Diastema” (Tintoretto editore, 2002) – le composizioni per pianoforte che, pur attente alle sperimentazioni della musica contemporanea, restano, senza che ciò ne sminuisca l’originalità e l’immediatezza, sostanzialmente fedeli al sistema armonico tonale.
Un buon manipolo di partiture è riservato all’organo, altro strumento su cui esplicò la sua vena e s’impegnò in termini cospicui sin da quando, nel 1928, giovanissimo allievo di Ireneo Fuser, iniziò a suonare nella cattedrale di Treviso, passando a sua volta ad insegnare questo strumento nella Scuola Ceciliana diocesana, dove gli succederà Giuseppe De Donà. Pasut manterrà per diciotto anni la titolarità in duomo, e per oltre mezzo secolo l’appartenenza alla Commissione esaminatrice per i progetti d’organo, curando parecchi collaudi ed inaugurazioni. Fra il 1969 e il 1976 sarà promotore e presidente del Comitato per il restauro dell’organo del duomo di Treviso, nonché organizzatore e direttore artistico dei “Concerti quaresimali d’Organo” e dei “Concerti in Cattedrale”, affidati rispettivamente a celebri interpreti e a giovani strumentisti italiani.
Numerose, poi, le revisioni di brani polifonici classici, le armonizzazioni di canti popolari e sacri, le ricostruzioni e realizzazioni pianistiche di melodie di vari autori, seguite da un’ampia silloge di esercizi e vocalizzi ad uso delle scuole di canto.

Insignito di importanti onorificenze conferitegli dalla Santa Sede e dallo Stato italiano, e rimasto, anche dopo il pensionamento, riferimento autorevole, continuerà ad offrire apprezzabili contributi sul fronte della pubblicistica con saggi, articoli, biografie, e ricoprirà cariche in vari sodalizi culturali, fra cui quella di presidente onorario della Consulta Musicale Trevigiana e di socio onorario dell’Ateneo di Treviso.
Scomparirà il 25 maggio 2006, dopo quasi tre anni di dolorosa infermità e undici di vedovanza.
Assieme al copioso curriculum professionale ed artistico, lascia in quanti l’hanno conosciuto il ricordo della sua cordiale signorilità e, principalmente nelle figlie Laura, Gabriella, Paola, Bruna e Patrizia, della sua affettuosa umanità. Soprattutto, del grande amore per il valore imprescindibile e universale della musica, che ne ha sostanziato l’esistenza.
Figura, dunque, la sua, rimarchevole negli annali musicali del Novecento, ricordata a Treviso, ad un anno dalla morte, con l’esecuzione del Requiem tedesco op. 45 di Brahms nel tempio di San Francesco, e con una tavola rotonda nella Chiesa di Santa Croce: eventi patrocinati dagli enti pubblici e seguiti da un folto pubblico e da numerosi allievi, amici ed estimatori.

Un personaggio, Bruno Pasut, che ha attraversato il proprio tempo con indiscusso dinamismo culturale e relazionale testimoniato, anche attraverso la felice penna, da una nutrita serie di recensioni, presentazioni, interventi comparsi in numeri unici, volumi, periodici come Lo Svegliarino Ceciliano e Musica Insieme.

Giuliano Simionato
Musicologo, Presidente Ateneo di Treviso


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